Gentile Direttore, la ringrazio vivamente per lo spazio concessomi sul suo giornale in quanto ci terrei a commentare una intervista rilasciata, sullo scorso numero, dal caro amico e collega del PD Pino Mandarano il quale lamenta il fatto che 1000 voti siano passati dal PD all’Italia dei Valori per merito del nostro antiberlusconismo.
Prescindendo dal fatto che, confrontando le elezioni alla Camera dei Deputati del 2008 con quelle per il Parlamento Europeo del 2009, si evince come in un anno il PD a Carmagnola abbia perso 1954 voti (-40%) e l’IdV ne abbia guadagnati 496 (+59%), ciò che più mi preme è aprire un confronto non solo con Mandarano, persona che stimo e continuerò a stimare nonostante questa gaffe, ma anche con i lettori de “Il Mercoledì” riguardo le motivazioni di questa, se mai ci sia effettivamente stata, migrazione di elettorato.
Troppe volte sento parlare di antiberlusconismo come se questo fosse lo scopo dell’IdV e troppe volte ascolto persone che ci accusano di perseguitare Berlusconi e ritengo che questa sia un’offesa non solo per noi, che ci impegniamo quotidianamente, ma anche una offesa all’intelligenza degli elettori dell’Italia dei Valori, i quali ci hanno concesso il loro voto in maniera consapevole per quel che proponiamo a livello locale ed a livello nazionale. Non a caso si sono appena concluse le elezioni europee e valutate voi chi abbiamo mandato in Europa: c’è Luigi de Magistris, che non ha bisogno di presentazioni, c’è Sonia Alfano, presidentessa associazione nazionale familiari vittime di mafia, c’è Pino Arlacchi, ex presidente dell’Associazione Mondiale per lo studio della criminalità organizzata nonché ex vicesegretario generale dell’ONU, tanto per citarne alcuni. E qualcuno ancora pensa che questo fiore della società civile sia stata votata dagli italiani solo perché sono antiberlusconiani?
Ma io trovo tutto questo un’offesa in quanto si confonde il lavoro di opposizione seria, concreta ed intransigente fatta dall’Italia dei Valori, con un sentimento che non ci appartiene o che, comunque, non è fine a se stesso. Faccio un esempio recente: ultimamente abbiamo pesantemente criticato il Governo per la sua scelta di ospitare in pompa magna Gheddafi che è un dittatore e calpestatore di qualsiasi diritto civile; siamo antiberlusconiani noi che abbiamo criticato questa scelta oppure è il PD ad essere troppo filogovernativo (ed a questo punto direi berlusconiano) per aver ospitato, attraverso D’Alema e La Torre, il dittatore libico? Ed andando indietro nel tempo, quando abbiamo raccolto le firme contro il lodo Alfano, siamo noi antiberlusconiani a ritenere che tutti debbano rispondere alla legge in egual misura oppure è il PD ad essere filogovernativo o berlusconiano per non aver dato nessun aiuto in questa operazione? Siamo antiberlusconiani quando attacchiamo duramente la recente legge, varata senza il confronto in parlamento, che elimina di fatto le intercettazioni e la libertà di informazione a favore di una totale impunità dei peggiori delinquenti? Siamo antiberlusconiani quando ci indigniamo nel vedere che un corrotto è stato giustamente punito ma che non si possa fare altrettanto con il suo corruttore solo perché è il Presidente del Consiglio? Noi vogliamo solo che ci sia eguaglianza di fronte alla legge, un vero libero mercato, una vera pluralità di informazione ed una amministrazione pubblica che sia veramente a favore dei cittadini e delle imprese.
Ecco quindi che, fortunatamente, molti cittadini in più sono già riusciti a distinguere tra opposizione a favore dei cittadini ed antiberlusconismo. Mi auguro che questa differenza venga presto resa nota anche agli amici del Partito Democratico.
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Vi ricordate quando abbiamo parlato dei 131 miliardi di euro che il Governo intende spendere per rifornirsi di costosi giocattoloni da guerra?
Sembra proprio che nell’era delle condivisione delle informazioni su internet non sia stato possibile tenere fermi e buoni i piani del Joint Strike Figther, questo il nome del progetto da cui originano i nuovi F-35 che vorrebbero essere commissionati dal nostro paese per un costo totale di 13 miliardi di euro.
Dei pirati informatici (non chiamateli hacker per favore...) si sono introdotti all’interno del sistema del Pentagono e hanno copiato i dati relativi ai sistemi elettronici del bombardiere F-35, sistemi che regolano il volo, la difesa, insomma le parti vitali del sistema di controllo dell’aereo, grazie ai quali è possibile studiarne il funzionamento e quindi dei sistemi per contrastarli o peggio ancora riprodurli su altri velivoli.
In questo caso, non essendo più la Russia più un rivale dalla fine della Guerra Fredda, vengono tirati in ballo i cinesi che subito smentiscono , allo stesso momento, vengono promessi investimenti per rafforzare la sicurezza dei sistemi informativi delle amministrazioni USA.
A noi rimane solamente il dubbio che valga effettivamente la pena di spendere una montagna di soldi dei cittadini per un progetto di cui non si riesce neanche a garantire la segretezza nonostante nel suo complesso abbia un valore di 300 miliardi di dollari (l’Italia non è sola nel club dei collezionisti di aerei costosi).
Per saperne di più leggete gli articoli sul Corriere della Sera e sul Wall Street Journal
Nella nostra vita, chi più chi meno tutti veniamo invitati ad un matrimonio e normalmente nel corso dei festeggiamenti si salutano e si baciano gli sposi e – se si è intimi con la famiglia – anche i genitori, ma può capitare che il padre della sposa non sia un tipo qualunque, bensì il capomafia di Palma di Montechiaro, nei pressi di Agrigento.
Se poi l’invitato che si profonde in saluti, baci e regali è un certo Angelino Alfano, appena eletto deputato regionale della Sicilia nel 1996, all’epoca dei fatti, allora le cose si fanno piuttosto imbarazzanti e richiedono spiegazioni, che come sempre accade per certi politici, si limitano allo smentire il fatto.
Questa volta però il fatto è supportato da un must dei matrimoni di un certo livello, vale a dire il filmino di nozze, che viene spesso realizzato con dovizia di particolari e in questo caso il cameraman ha indugiato sull’arrivo del deputato, sugli auguri agli sposi e ai genitori della sposa e alla consegna del regalo da parte dell’attuale guardiasigilli.
Nonostante questo, il ministro eletto al consiglio regionale del 1996 con 9mila voti smentisce tutto, evidentemente ci dev’essere stato un suo sosia in giro all’epoca, che si sollazzava ai matrimoni mafiosi.
Per dare una misura del grado di asservimento dell’informazione, andiamo inoltre a vedere come la vicedirettrice di una testata online, Agrigentoweb, avendo osato pubblicare il link a questa notizia sulla sua bacheca di Facebook, sia stata prima censurata dal sistema e quindi licenziata dalla testata di cui era stata apprezzata collaboratrice. Qui la sua storia.
Questa è la misura di come l’informazione in Italia sia sempre più legata ad interessi di parte e come anche sulla rete, strumento considerato libero per antonomasia, si facciano spazio logiche di potere che lasciano ben poco spazio alla libertà di espressione e al diritto di cronaca, se una notizia è scomoda per il potente si cancella e si epura chi ha rimestato nel torbido, anziché aiutarlo a portare a galla la verità.
La vicenda ripresa dall’edizione palermitana di Repubblica
L’articolo originario di Repubblica
Alessandro Piovano