Mentre scorrevo tra i vari link presenti sulla mia pagina di Facebook, mi sono soffemato su uno che ha attirato la mia attenzione non solo per il contenuto (che non approvo) ma per colui che lo aveva posto alla mia attenzione: un giovane che conosco personalmente e che non mi aspettavo venisse coivolto da questo continuo bombardamento mediatico e culturale che spinge contro i Musulmani e il diverso in generale.
In un primo momento volevo alzare il telefono e provare a dialogare con lui per farlo riflettere (cosa che farò comunque successivamente) ma alla fine mi sono deciso ad entrare nel suo territorio e provare a smuoverlo un po’.
Gli ho risposto sul suo blog sperando che, utilizzando i mezzi che gli sono più vicini, potesse farlo riflettere…, ma vista l’importanza del tema vorrei sottoporre a tutti voi il testo del messaggio, con la speranza di smuovere qualche coscienza.
...
Lo Stato Italiano garantisce uguale dignità a tutte le religioni, ne consegue che, come nelle scuole, negli ospedali e persino in mezzo ai Ns. militari, vi sono dei religiosi "Cristiani" pagati dallo stato, allo stesso modo, con le giuste proporzioni, dovrebbero essere presenti anche "religiosi" di altre confessioni, Ebrei, Musulmani, Induisti....
Cosa c'è di male in tutto ciò?
Semmai le domande sono altre.
Se io sono Buddista perché attraverso le mie tasse devo pagare l'ora di religione cristiana?
Se sono ateo e per profonda convinzione non credo in nessun tipo di essere divino perché devo comunque pagare (attraverso le mie tasse) l'ora di religione nelle scuole o le suore negli ospedali?...
Lo Stato Italiano non dovrebbe garantire i diritti delle minoranze?
Sino a che punto lo stato (quello Italiano in particolare) e la chiesa Cattolica Romana sono legati?
Chi alimenta in Italia (e nel resto del mondo) questo clima contro i Musulmani?
Perché la chiesa "Gesù predicava l'uguaglianza, la fratellanza e la TOLLERANZA" non solleva forte un grido a sostegno della libertà di tutti gli uomini di professare la propria religione?
Perché lo Stato attraverso le sue istituzioni, la società "civile" (aimè dove è finita..) invece che fomentare paure e conflitti non cerca di disinnescare il tutto intervenendo a sostegno delle minoranze.....per garantire a tutti uguali diritti?
Mi dispiace profondamente che il bombardamento mediatico contro "il diverso" (foraggiato da malumori e da un’ economia che cade a pezzi) possa inculcare sentimenti di discriminazione anche nei strati più belli e importanti della società I GIOVANI.
Sappi soltanto che il bello della vita è conoscere gli altri e per crescere bisogna confrontarsi a viso aperto con tutte le culture avendo ben presente la propria.
Rinchiudersi a guscio nelle proprie case e nelle proprie convinzioni...non è giusto e nei giovani questo è, perdonami, innaturale.
La libertà (anche di culto ma anche di non culto) deve assolutamente valere per tutti o non è una vera libertà.
...
Dopo l’11 settembre il mondo ha lentamente alzato dei muri che (a mio avviso) sono più cruenti e difficili da far crollare del muro di Berlino; sono i muri dell’intolleranza, della paura e del rancore che vengono continuamente edificati con la potente malta dell’ignoranza utilizzando manovali numerosi e a buon mercato, le persone scontente.
Tra i vari committenti (di questi nuovi muri) vi sono a mio avviso i potenti della terra cioè multinazionali, governi, apparati burocratici e persino le migliaia di apparati religiosi …..
Meditate . . .
Giuseppe Di Giugno
Questo sabato, 14 novembre, si terrà a Torino un convegno del ELDR (European Liberal, Democrat and Reform), il partito liberal democratico europeo nel quale è confluita l'Italia dei Valori a livello europeo.
Sul numero de "Il Mercoledì" del 4 di novembre non ho potuto non leggere con rammarico la lettera del Prof. Ratto diretta al Ministro Brunetta. Sono rammaricato per quel sentimento di avvilimento che sempre più è negli insegnanti di ogni ordine e grado, sono rammaricato perchè questa è una classe professionale che viene sempre più sminuita, insieme alla magistratura, dagli attuali governanti invece di essere supportata ed aiutata, sono rammaricato perchè tutto questo non lo vediamo solo in televisione ma questo triste sentimento è vissuto anche a Carmagnola come dimostra questa lettera del Professore che, credo, si faccia un po' portavoce di un gruppo di persone altrettanto avvilite ma, soprattutto, sono rammaricato perchè la scuola rappresenta le fondamenta della struttura chiamata Popolazione. Questo aspetto è quello che mi fa più male perchè vedo, parallelamente a questo avvilimento, dei giovani con sempre meno desiderio di cultura ma, soprattutto, con sempre meno riferimenti; questo aspetto torna anche nella lettera del Professore ("[...] giunta nell'era degli insulti e delle botte ai professori, del bullismo e delle aggressioni ai colleghi quotidianamente in scena su YouTube, dei ricorsi contro le insufficienze e le note disciplinari, della comune convinzione secondo cui gli insegnanti italiani siano tutti ignoranti"[...]) che denuncia come negli anni si sia passato da "il professore ha sempre ragione" a "il professore ha sempre torto" causando così una mancanza di riferimenti negli studenti e, di conseguenza, un minor rendimento nell'attività scolastica che automaticamente si rifletterà, un domani, in peggiori condizioni lavorative e di vita sociale per tutti coloro che non potranno andare, come sognato, al Grande Fratello. 

Proprio ieri ho avuto il piacere di vedere il volantino fatto dal PdL riguardo i rifiuti (identico, nella sostanza, alla pubblicità che compare a pagina 31 del numero di Novembre de “Il Carmagnolese).
E’ meraviglioso vedere quanti soldi abbia a disposizione una sezione locale di un partito politico per dimostrare l’indimostrabile e cercare, in qualche modo, una inesistente via d’uscita alla proprie colpe. Partiamo da 2 fatti importanti:
Torniamo ora ai nostri amici del PdL ed al loro volantino sul quale si fanno delle domande alle quali danno delle risposte molto interessanti. Dunque, tralasciando i primi 2 punti del volantino, che non valgono il tempo speso per leggerli, è interessante scoprire come negli ultimi 3 anni la città sia stata amministrata da un sindaco di sinistra. Perchè delle due l’una, o la sinistra ha amministrato gli ultimi 3 anni e, quindi, deve giustamente essere incolpata dei costi, oppure si tratta di una destra (mi scuso con Cavour, Sella, La Marmora e soprattutto Montanelli per questo accostamento) che non ha amministrato tanto bene quanto parla e, pertanto, potrebbe essere colpevole dell’aumento dei costi che si possono facilmente vedere: i costi fissi sono cresciuti dal 20,18% al 20,36% rispetto al 2008 mentre il costo variabile è aumentato del 52,73% rispetto al 2008 (e del 75% rispetto al 2006). Tutto questo per non parlare poi del fatto che chi non consegna l'organico, scegliendo il compostaggio casalingo, ha completamento perso ogni favore economico per questa scelta avendosi visto lo sconto ridursi dal 15% sulla quota fissa al 13% ma calcolato sulla quota variabile!
Dunque, se l’amministrazione avesse avuto tutto questo desiderio di abbassare le tariffe ai cittadini, non sarebbe stato sufficiente diminuire le tariffe ai cittadini? Comprendo che sia una banalità, però...
Non sarebbe stata una buona scelta quella di mantenere la suddivisione dei costi tra utenze domestiche e non domestiche come nel 2008 invece di aumentare la parte a carico dei cittadini invece di farlo passare dal 63% al 69%? Magari questo sarebbe stato un modo di fare coerente con le proprie parole così come ritengo che sia stata intelligente la scelta di razionalizzare ed ottimizzare i passaggi degli automezzi sebbene sia stata presa forse un po’ in ritardo.
Restate connessi
Roberto Reginato
I prossimi due sabati mattina, 31 Ottobre e 7 Novembre, l'Italia dei Valori di Carmagnola sarà in piazza IV Martiri dove allestirà un gazebo vicino all'imbocco con via Valobra, accanto alla cabina telefonica.
Lo scopo del gazebo è la promozione di una campagna di adesioni all'Italia dei Valori e, quindi, in questa occasione verranno distribuiti dei volantini che spiegano i punti base del programma dell'IdV a livello nazionale (vi invito a visitare la relativa pagina perché molto interessante) e verrà data la possibilità di tesserarsi direttamente al banchetto nonché, più semplicemente, ci sarà l’opportunità di lasciare la propria email o un qualsiasi riferimento da utilizzarsi in caso di manifestazioni o altre iniziative.
E' evidente che vorrei che ognuno di voi venisse a trovarci quanto meno per fare 2 chiacchiere insieme, magari portando anche degli amici che sono legati all’IdV ma non sanno come entrare in contatto, ma non vi nascondo la necessità che anche voi, se non l’avete mai fatto, aderiate al partito perché per noi è di vitale importanza avere il vostro supporto e, quando possibile e senza nessun impegno, anche i vostro aiuto materiale nell'organizzazione di eventi ed iniziative varie.
Pertanto vi invito tutti a dimostrare nei fatti l’affezione all’Italia dei Valori, che è formato da persone che ogni giorno vi dedicano del proprio tempo togliendolo alle proprie famiglie ed al proprio tempo libero… ma queste persone sanno che potranno camminare sempre a testa alta perché hanno lavorato per una causa nella quale credono… ma queste persone hanno bisogno di un aiuto, hanno bisogno anche di te.
Roberto Reginato
Italia dei Valori - Carmagnola
Sfogliando il recente numero del Corriere di Carmagnola mi sono imbattuto nella lettera che il Sig. Marco Ghersi scrive al Sindaco di Carmagnola, Sig. Surra, ed al coordinatore del Pec Bornaresio, Sig.Rostagno, per lamentarsi del fatto che quella zona continui a restare al buio nonostante le tante proteste e nonostante le tante promesse fatte, nel tempo, per risolvere la situazione. 
Ecco che un’abile mossa viene compiuta da un super ministro della maggioranza: Tremonti getta una briscola sul tavolo verde della politica, ergendosi a difesa del posto di lavoro a tempo indeterminato: “il posto fisso è un valore irrinunciabile per poter costruire un progetto di vita……” dice.
Ed ecco che sul tavolo appare un’altra carta, “anch’io credo nel posto fisso” afferma, sostenendo pienamente le affermazioni di Tremonti, il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Queste affermazioni, così inattese e insolite sulla bocca di chi negli ultimi anni ha disprezzato chi difendeva il posto di lavoro fisso, sostenendo invece l’esigenza e la necessità, per i giovani soprattutto, di cimentarsi in posti di lavoro a termine, saltuari, a progetto, a chiamata, a gettone, co-co-co, pi-pi-pi…, più genericamente descritti come flessibili… “perché solo la flessibilità del lavoro è concepita nel futuro della nostra società”…,non sembrano un po’ fuori tempo e luogo? Come mai questa netta inversione di tendenza?
Ci sono dei motivi economici ed improrogabili urgenze sociali a determinare questo cambiamento, oppure si tratta di ragioni di carattere più strettamene e puramente politico, come l’avvicinarsi delle elezioni regionali di primavera?
Certo, sarebbe auspicabile che le parole fossero seguite subito dai fatti, e saremmo noi i primi a sostenere delle leggi in tal senso, ma.. un dubbio mi assale… non sarà che si vuole prendere in giro quella numerosa categoria di sfigati senza speranza che arranca per spremere dal proprio lavoro precario quel poco che permette loro di arrivare a fine mese?
Sarebbe bello se finalmente la classe dirigente (tutta la classe dirigente!) si fosse accorta di quanto disperata sia la situazione di chi non sa se potrà mai sposarsi e avere figli, perché non ha la certezza del posto. Ma sarebbe veramente uno scherzo atroce e imperdonabile alimentare le speranze di quei disperati, unicamente a scopi elettorali, per poi farli ripiombare nella cruda realtà dell’economia globalizzata che, pur tanto esaltata in passato, non fa sconti a nessuno e della povera gente se ne frega!!


Venerdì sera 16 ottobre si è svolto nei locali della Proloco di Villastellone il secondo incontro pubblico con la cittadinanza organizzato dal locale gruppo di Italia dei Valori.
Il Dottor Gianluigi De Marchi, giornalista finanziario, autore di numerosi libri tecnici su temi finanziari, ha presentato il suo libro, più divulgativo, “Sopra la banca il bancario campa, sotto la banca il cliente crepa”, prendendo spunto dalla sua esperienza sul campo, essendo stato, nel corso della sua vita professionale, agente di cambio, funzionario in varie banche e consulente finanziario.
Il titolo del libro è già tutto un programma: sotto accusa sono le banche che, considerate dall’autore un “male necessario” nella nostra società evoluta, nel corso degli ultimi dieci-quindici anni sono riuscite ad acquisire una posizione di potere tale da assoggettare la clientela, fino a mettere in atto una vera e propria azione di plagio nei confronti dei clienti più impreparati e deboli (dal punto di vista dell’informazione e della conoscenza), determinando le loro scelte di investimento. E, guarda caso, gli investimenti proposti erano sempre quelli più rischiosi, per il cliente, ma quelli più remunerativi per le banche.
Dopo aver spiegato quale è stato il meccanismo perverso di ricerca del profitto ad ogni costo, per cui, partendo da un bugdet imposto dai vertici aziendali, e a cascata dall’Amministratore Delegato, ai vari Direttori, ai Responsabili di Filiale, fino all’impiegato di front office, per ogni fondo, obbligazione, polizza assicurativa venduta corrispondeva un premio monetario o una promozione, si è arrivati allo sfascio del sistema bancario e alla crisi finanziaria mondiale.
Ricordiamo tutti con preoccupata apprensione le immagini degli impiegati della Lehman Brothers Holdings Inc., la “investment bank” di New York che il 15 settembre 2008 ha dichiarato la bancarotta, a causa del suo indebitamento pauroso provocato dai famigerati “subprimes”, dopo che erano fallite le trattative per una acquisizione da parte della Bank of America e della Barclays, altri due colossi del ramo (comunque anch’essi in sofferenza di attività).
Per fortuna in Europa e soprattutto in Italia, le nostre banche, pur soffrendo una forte crisi di liquidità, non erano così invischiate in strumenti finanziari troppo”rischiosi” , come derivati e subprimes, e fino a questo momento non ci sono stati grossi scossoni del sistema bancario (forse le esperienze dei bond Argentini, del fallimento della Cirio e della bancarotta della Parmalat avevano già insegnato qualcosa……)
Il Dottor De Marchi ha poi concluso fornendo indicazioni pratiche per non farsi “abbindolare” dai consulenti finanziari a cui ci rivolgiamo per investire i nostri risparmi e a come procedere con fermezza e senza paura per ottenere il risarcimento nel malaugurato caso in cui si rimanga coinvolti in qualche colossale ”fregatura”.
Al termine dell’esposizione, si è svolto un interessante dibattito con il pubblico, che ha ampliato la discussione toccando anche altri temi, sempre di interesse economico-finanziario, come ad esempio l’accesso al credito bancario, che nel nostro Paese è molto squilibrato, penalizzando pesantemente l’artigianato e le piccole realtà industriali, e ancora la mancanza di regole che pongano un limite allo strapotere del sistema bancario (qualcuno ha rimpianto la “Legge bancaria” degli anni ’30), il progetto di recente ispirazione del nostro Governo di istituire la Banca per il mezzogiorno (asserendo fin d’ora che non sarà un “carrozzone” … il che ci fa evocare con preoccupazione il fantasma della Cassa per il mezzogiorno) e altri quesiti, cui il relatore ha risposto con piacevole semplicità, soddisfacendo tutti i dubbi sottoposti dai partecipanti.
Ma per chi volesse approfondire, consiglio di acquistare il libro, che è, oltre che istruttivo, anche una piacevole lettura.
Alla prossima.
Marisa Occhetto






Giovedì sera 1° ottobre si è svolto nei locali della Proloco di Villastellone il primo incontro pubblico con la cittadinanza, organizzato dal locale gruppo di Italia dei Valori, di cui è coordinatrice la Signora Manuela Paladini.
I temi in discussione erano “caldi” e impegnativi, vista la loro attualità: il lodo Alfano e la legge sulle intercettazioni e libertà di stampa, ma il relatore, Dott. Riccardo De Caria, ha egregiamente aiutato il pubblico ad esaminarne la portata da un punto di vista tecnico-giuridico, più che da un punto di vista emozionale. Cerco qui di seguito di riportare succintamente quanto esposto dal Dottor De Caria, anche se la necessaria brevità del testo non farà giustizia della brillante conferenza.
Il lodo Alfano o meglio la legge Alfano, visto che si tratta di una legge ordinaria, come tutti ben sanno, è stata emanata allo scopo di rendere immuni le quattro più alte cariche dello Stato da eventuali procedimenti penali nel corso del loro mandato. Occorre rilevare l’eccezionalità di questa concessione per il fatto che sono esclusi tutti i crimini, sia quelli eventualmente connessi all’espletamento delle proprie funzioni istituzionali, sia qualunque altro crimine, come omicidio, stupro……
Nell’eventualità che la legge venga ritenuta costituzionalmente corretta dalla Suprema Corte, l’unica possibilità per impedirne l’applicazione sarà il Referendum che si dovrà tenere nella prossima primavera; nel caso in cui venga rigettata, il governo potrà scegliere se riprovare a scriverne un’altra, recependo le osservazioni mosse, oppure fare una legge costituzionale, visto che qui si tratta di derogare ad un articolo della Costituzione (Art. 3, ..tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge), che prevede un iter parlamentare molto più complesso e lungo, con la necessità di una maggioranza qualificata.
Come si può notare, il Governo ha varie scappatoie e opportunità ancora a disposizione per poter fare passare questo provvedimento.
Quanto alla questione delle intercettazioni, il testo della legge che sta per essere approvata e che modifica quella esistente sul tema, prevede che si possano fare intercettazioni solamente ….“in caso di evidenti indizi di colpevolezza” dell’indagato, mentre il testo da modificare prevedeva …. “in caso di evidenti indizi di reato”… il che significa che in pratica le intercettazioni non si potranno più fare perché quando un indagato è ritenuto colpevole si è già arrivati ad uno stadio dell’indagine in cui le intercettazioni non servono praticamente più.. Inoltre sono stati fissati termini più brevi di durata delle intercettazioni, con coperture finanziarie sempre più esigue… ulteriori ostacoli all’utilizzo di questo mezzo di indagine. Inoltre, non si potranno più pubblicare le intercettazioni fino alla conclusione delle indagini preliminari e ogni contravvenzione da parte del giornalista, o dell’editore, sarà penalmente rilevante. Quindi gli atti delle indagini che fino a oggi sono pubblici, domani non lo saranno più e chi ne violerà la segretezza sarà punito.
Ci si potrebbe domandare a questo punto dove è finita la libertà di esprimere il proprio pensiero (Art. 21 della Costituzione) con i vari mezzi a disposizione, stampa, voce, spettacolo… di fronte a queste nuove limitazioni.
Occorre trovare un giusto equilibrio tra la garanzia costituzionalmente prevista della privacy di ogni cittadino, ed il diritto di cronaca, il tutto complicato ulteriormente dal fatto che sì, siamo tutti uguali (o quasi) di fronte alla legge, tutti abbiamo diritto alla nostra privacy, ma un privato cittadino riceve una dose maggiore di garanzie che un uomo pubblico e questo perché, giustamente, la vita di quest’ultimo è più esposta agli occhi della collettività e poiché spesso egli diventa simbolo di battaglie etico-politiche, dovrebbe per coerenza conformarsi ai principi esposti e la pubblica opinione ha il diritto di sapere se nel suo comportamento privato vi si attiene.
Il dibattito è stato molto vivace, con vari interventi, ai quali il Dottor De Caria ha risposto con competenza e pacatezza.
In conclusione, ciò che personalmente ho apprezzato di più è stato che il relatore ha esposto le questioni mettendo in risalto i diversi aspetti e non limitandosi a citare solo quelli che sarebbero stati più graditi dal pubblico, consentendo così che ognuno potesse disporre di una più ampia possibilità di valutazione.
Raccogliendo i commenti al termine della conferenza, ho potuto constatare una generale soddisfazione da parte degli intervenuti, che non hanno rimpianto di aver perso la puntata di Annozero!!
Marisa Occhetto



E’ finita la festa! Tutti a casa……
Sì, purtroppo il 4° meeting nazionale dell’Italia dei Valori, che si è tenuto a Vasto nei giorni 18,19 e 20 settembre è terminato, si è esaurita la pausa che ci ha permesso di prendere una boccata di affrontare il lungo periodo invernale, greve di impegni e appuntamenti importanti .
La macchina organizzativa ha funzionato bene ed il clima favorevole ha contribuito a trasformare l’evento in una piacevole vacanza, in cui si respirava un’atmosfera di cordialità e coesione.
Ho partecipato a tutti gli interventi pubblici ed ascoltato con estrema attenzione tutti i relatori. In alcuni casi ho addirittura stenografato i discorsi, quelli che vorrò poi ricordare e riportare in tutti i dettagli e sfumature.
Come quelli di Antonio Di Pietro, che nella sua relazione programmatica, ricordando instancabilmente che l’Italia dei valori è l’unica alternativa di governo possibile, ha spaziato su tutte le questioni calde che ci preoccupano e che incombono sul nostro futuro, dall’economia, al lavoro, ai diritti che ci vengono negati, quali la libertà di informazione e la giustizia, al ruolo del nostro paese in Europa, ecc. ecc., e catalizzato, come al solito, l’attenzione di tutti i presenti.
Come quello di Salvatore Borsellino, che si chiude con un appello a squarciagola dinanzi al popolo dell’Italia dei Valori e, in particolare ai giovani: RESISTENZA, RESISTENZA, RESISTENZA.
Lungo ed accorato il suo intervento, con picchi emotivi altissimi che hanno infiammato la platea. Parole forti le sue. Il fratello di Paolo Borsellino, magistrato simbolo della lotta alla mafia, ucciso nel '92 nell'attentato di via D'Amelio, ha raccolto applausi a scena aperta e più di una standing ovation. Ha parlato soprattutto ai giovani. Li ha incitati a credere nel cambiamento della politica, ad indignarsi. Ha portato con sé un'agenda rossa, simbolo delle sue battaglie. Un'agenda simile a quella che era di suo fratello e che è scomparsa misteriosamente dopo la strage di Palermo.
"L'agenda rossa - ha detto Salvatore Borsellino - è il simbolo della giustizia negata. Ritengo che la strage che ha spezzato le vite di Paolo e della sua scorta sia stata preordinata per sottrarre l'agenda rossa. Lì dentro c'era scritto tuo quello che Paolo stava facendo. Stava indagando sull'attentato di Capaci Ritengo, - ha detto - che il nome di Borsellino non sia un nome di parte; è un nome di tutti, ma io qui mi sento a casa mia, tra la gente onesta. Perciò sono tra di voi. Sono io che ho bisogno di voi e, quando non avrò più la forza di gridare, sarete voi ad urlare la vostra voglia di giustizia. In voi ho la speranza che sia fatta giustizia per la morte di mio fratello". Ha gridato poi: "Io non vengo qui per farvi commuovere, ma per farvi arrabbiare. Paolo e quei ragazzi sono morti per noi. Sono rimasto zitto per 7 anni - ha raccontato - ma ora ho ritrovato la speranza con questi ragazzi".
Per chi fosse interessato a partecipare, sabato 26 settembre ci sarà a Roma la Manifestazione “Agenda rossa”, che è la continuazione ideale di quella svoltasi a Palermo nel luglio scorso, per ricordare la giustizia negata alla famiglia Borsellino e a tutti gli italiani onesti. Troverete le indicazioni sul sito del 19 luglio 1992 e,.. portate con voi un’agenda rossa.
A me, per ora, non resta che salutare con affetto i miei compagni di viaggio, Angela, Manuela e Bruno, e immergermi di nuovo in questa ….… la ricreazione è finita…
Marisa Occhetto

Effettivamente internet è e rimane una fonte inesauribile di informazioni.
La notizia è che Ballarò è stato spostato per far posto ad una puntata speciale di "Porta a Porta" dedicata alla consegna delle prime case in Abruzzo. Personalmente non sono un grande estimatore di Ballarò che, talvolta, lo si vuol far passare come una trasmissione libera ed indipendente, cosa che non è vero ed è condotta da un giornalista che ancora non riesce a far le domande quando deve farle ed ecco quindi che ne esce una trasmissione solo moderatamente indipendente ma dove, alla fine, ognuno va lì a dire ciò che vuole senza il timore di avere un vero contraddittorio. Tralascio invece ogni commento a "Porta a Porta" per soffermarmi invece sul fatto che mi riesce difficile capire la ragione per la quale i due programmi non possano andare in onda contemporaneamente. Riteniamo così difficile mantenere i palinsesti e lasciare la gente scegliere oppure è proprio necessario fare in modo che quella sera in televisione non ci sia null'altro che "Porta a Porta" in modo da poter osannare la grandeur del nostro imperatore?
Torniamo invece a quanto dicevo inizialmente: internet è e rimane una fonte inesauribile di informazioni. E sì! Perché curiosando un po' qui e là che cosa si scopre? Casualmente si scopre che le case che oggi, in pompa magna, verranno inaugurate dal nostro imperatore a reti e lingue culo-leccanti unificate, sono state interamente finanziate dalla Croce Rossa! E si! "La Croce Rossa ha impiegato 5 milioni e 200 mila euro per la costruzione delle prime case in legno" si può leggere proprio sul sito della Croce Rossa ma, di questa interessante informazione, non mi pare di vederne un gran diffusione se non in qualche piccolo trafiletto di qualche giornale on-line. Ritengo la notizia interessante in quanto, vedendo il decreto legge originale, era palese che non sarebbero arrivati in tempo a pagare nulla per settembre e, difatti, queste case sono costruite grazie ad aiuti umanitari delle tante persone che, sempre, sostengono una organizzazione così fondamentale quale è la Croce Rossa; in barba a tutte queste persone, oggi vedremo che il Governo si crogiolerà in una vittoria (parziale... molto parziale) che non è sua ma di tante persone che, buone di cuore, hanno contribuito a tutto questo.
Restate connessi.
Roberto Reginato

Credo di fare parte di quella cerchia di persone (spero numerosa) consapevoli del fatto che l’ITALIA sta attraversando una paurosa crisi economica, finanziaria, occupazionale, a cui (dice il Governo) si sta cercando di porre rimedio; anche se a me pare che si stia aspettando che il peggio passi da sé, per poi vantarsi di aver preso le giuste misure correttive.
Ma è anche in atto una crisi culturale, che a me pare molto più grave, che sta trasformando in modo drastico la società italiana, provocandone la decadenza. Che cosa ha causato questa crisi? Chi ne è responsabile? Le TV private fin dai primi anni 80 hanno una grossa responsabilità in tal senso, rendendo popolare un falso ed illusorio modello di rapido successo nella vita, come abbiamo visto nelle soap operas Americane Dallas o Capitol, tanto per citare le più famose, che Canale 5 ci ha fatto conoscere. Poi nel corso degli anni 80 e 90 le TV private hanno iniziato a propinarci spettacoli di varietà animati da uomini bellissimi e muscolati, accompagnati da sgambettanti e seminude ragazze chiamate veline, proponendoceli come modelli fisici a cui tendere o a cui indirizzare i nostri figli, magari con qualche piccola correzione chirurgica. Nell’arco di 30 anni le emittenti private (seguite a ruota in questa scelta editoriale anche dalle televisioni di Stato) sono riuscite ad imporre questo ritratto illusorio di successo nella società italiana ed oggi l’ambizione di molte madri della classe lavorativa italiana è che la propria figlia diventi una velina, per poi vederla citata nelle colonne dei rotocalchi, accompagnata dal “tronista” di turno o dal giovane belloccio emergente calciatore.
Purtroppo non è più segno di raggiunto successo il conseguimento di un diploma o di una laurea in medicina o l’intraprendere una professione o una attività artigianale. Figuriamoci poi svolgere un onesto lavoro di contabile in una impresa o in banca o fare il meccanico in una officina o l’idraulico o il portalettere….. i ragazzi si vergognano di questi umili ma faticosi modi di guadagnarsi il pane ! L’unica loro ambizione è fare soldi in fretta e senza fare fatica….. perché questo sì che è da furbi…. che bisogno c’è di studiare…- il bassissimo livello raggiunto recentemente agli esami di ammissione alle università italiane è purtroppo un sintomo evidente della tendenza in atto - !!!
Il mio dubbio è che la proposta martellante di questi nuovi miti non sia casuale ma che il futuro ci riservi una sempre più esigua elite dirigente, uscita da poche costosissime università, che governa una massa di acefali imbecilli…. beati e contenti !!!

Tutti, e dico proprio tutti, Obama, Sarkozy, Putin e Medvedv, il principe d'Inghilterra Andrea, hanno evitato di affiancare il proprio nome a quello di Gheddafi ma noi no, noi ci saremo!
Ed allora facciamo mente locale e proviamo a ricordare, con un paio di parole, chi è Gheddafi: quel buffo ometto con gli occhiali da sole che va in giro con la giacca tappezzata di fotografie e di finte medaglie è uno scaltro personaggio che, appunto quarant'anni or sono, andò al potere attraverso un golpe militare che depose il re in carica Idris I il quale era un personaggio particolarmente filo-americano e filo-anglosassone a differenza della simpatica combriccola capitanata da Gheddafi, molto più legata al classico nazionalismo arabo. Chiaramente, proprio in nome di Maometto, il nostro eroe re-instaurò la Sharia, nel 1970 rimandò in Italia TUTTI i 20000 italiani ancora presenti sul territorio libico ai quali sequestrò anche tutti i beni che avevano (persino i contributi all'INPS), appoggiò la guerra contro Israele, sostenne i più importanti gruppi terroristici e, anche per questo, venne attaccato dagli americani a metà degli anni 80 ma rimase illeso per un Bettino. Nel frattempo, mentre la Libia sprofonda negli abissi della democrazia (nella classifica di Freedom House sulla libertà di stampa viene persino dopo l'Italia) si instaura il culto di un colonnello Gheddafi evidentemente delegittimato dal mondo intero tranne da noi o, meglio, tranne da un Berlusconi che probabilmente non conosce la storia ma sa far ben di conto e, anzichè promuovere delle serie e costruttive alternative energetiche per l'Italia, passa il tempo in Libia per non perdere i loro rifornimenti e, evidentemente, gli introiti che ne derivano.
Quindi, anche voi, ricordatevi bene: se un domani voleste diventare dei dittatori, fatelo almeno in un paese con tanto petrolio; non otterrete l'amicizia dei paesi occidentali ma sicuramente ci sarà un Bettino o un Silvio che vi tenderanno una mano e vi impresteranno (o affitteranno) le frecce tricolori venendo alla vostra festicciola.
Restate connessi
Roberto Reginato

Propongo di seguito parte di un articolo che ho estratto dall’archivio del sito internet dell’Associazione “Etica ed Economia”, scritto il 15 giugno 2009 da Luca Murrau.
Penso interessi a molti conoscere in precisi termini numerici la dinamica dei salari in Italia negli ultimi anni, soprattutto se messi a confronto con quelli di altri paesi poco o molto industrializzati.
Questo è l’esito desolante delle decisioni in materia economica e di politiche del lavoro adottate nel corso degli ultimi 15 anni dai governi che si sono succeduti sulla scena politica del nostro paese, mentre la debolezza dei sindacati, che si è accentuata nello stesso lasso di tempo, provocando uno squilibrio delle relazioni industriali, ha contribuito a modificare, a tutto vantaggio delle imprese, la distribuzione del reddito.
Ma le imprese, che grazie a questa politica economica hanno incamerato enormi cifre di utili, dichiarano ora di essere in difficoltà a causa del protrarsi della crisi economica globale e chiedono incentivi statali per non essere costrette a chiudere stabilimenti ed a licenziare i dipendenti, che, già da tempo, tirano avanti con crescenti difficoltà finanziarie, unendo così la beffa al danno.
…..Buona lettura…
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Le retribuzioni italiane rimangono molto indietro rispetto alle principali economie industriali avanzate e minori persino rispetto a quelle pagate a lavoratori di paesi a minore sviluppo industriale del nostro. E’ quello che ci rivela il rapporto Ocse Taxing Wages report 2007-2008 di recente pubblicazione.
Abbiamo estratto dal rapporto il salario netto, misurato in parità di potere d’acquisto (PPA), mediamente percepito da due tipologie di lavoratori all’interno del gruppo dei 30 Paesi Ocse nel 2008: lavoratore single e lavoratore con moglie e con due figli a carico. L’Italia si colloca in entrambe le graduatorie al 23° posto. Specificamente, un individuo singolo senza figli percepisce annualmente un salario di 21.374 dollari misurati in parità di potere d’acquisto (PPA); un lavoratore con moglie e con due figli, percepisce un salario di 25.564 dollari. La sensibile differenza, valida anche per gli altri paesi, è dovuta al fatto che molti paesi Ocse prevedono per le famiglie con figli un regime di sostegni monetari e fiscali. L’Italia è prevedibilmente al di sotto sia della media Ocse (25.739 e 30.195 dollari, rispettivamente per le due tipologie), ed anche quando si guarda alle medie EU-15 (27.793 e 33.175 dollari) ed EU-19 paesi (24.552 e 29.434 dollari).
I salari netti dei lavoratori italiani si collocano addirittura al di sotto della Grecia, che insieme a Portogallo, Cipro, Malta ed ai paesi dell’est di nuova adesione all’UE è ancora beneficiaria, in seno agli interventi previsti per la politica regionale, del Fondo di Coesione, destinato a quei paesi che conservano un RNL (Reddito Nazionale Lordo), misurato in PPA, inferiore al 90% di quello medio comunitario. I salari più alti sono pagati in Corea, Regno Unito, Svizzera e Lussemburgo, per entrambe le tipologie di lavoratori, con valori che vanno dai 36.035 dollari di un single lussemburghese ai 39.931 di un single coreano, e dai 41.039 di un lavoratore coreano con famiglia a carico ai ben 48.980 dollari di un suo pari lussemburghese.
E’ interessante considerare il caso della Germania, in cui si paga ad un lavoratore single un salario netto annuo di 29.570 dollari (11° posto della classifica Ocse), mentre ad lavoratore con moglie e con due figli a carico si pagano 39.186 dollari, con un salto in classifica al 5° posto, a considerazione dell’alto regime di aiuti concessi alle famiglie.
Questa risultato delinea il basso tasso di crescita delle retribuzioni di operai e impiegati in Italia nel corso dell’ultimo decennio. Tra il 2001 ed il 2008 mentre le retribuzioni degli operai sono cresciute mediamente ad un tasso costante di circa il 3 per cento annuo, quelle degli impiegati hanno alternato periodi di lieve crescita, ad esempio negli anni 2002 (1,72 per cento) e 2005 (1,75 per cento) ed addirittura crescita negativa nel 2007 (-0,76 per cento) ad anni di forte crescita nel 2006 (5,72 per cento) e nel 2008 (5,77 per cento). La dinamica complessiva è invece stata molto modesta. Nel 2007 le retribuzioni complessive sono cresciute dello 0,51 per cento, con un recupero nel 2008 (4,90 per cento).
Si tratta di incrementi molto residuali se si considera che con l’entrata in circolazione della moneta unica, proprio a partire dal 1 gennaio 2002, il nostro paese ha sperimentato tassi reali di inflazione molto superiori rispetto a quelli ufficialmente dichiarati, con una grave perdita netta del potere d’acquisto di stipendi e salari. Per di più dal 2004 la produttività del lavoro è in forte e costante discesa e la profonda crisi economica in atto non ne consentirà una sua ripresa per ancora lungo tempo……..”
Luca Murrau
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Credo che di fronte ad una tale situazione, illustrata in maniera così asetticamente scientifica da Luca Murrau, non ci si possa che interrogare su quali siano state le responsabilità delle classi dirigenti italiane, e su come ora una forza politica come l’Italia dei valori possa operare per porre rimedio alle ingiustizie sociali, prima che diventino insopportabili e soprattutto prima che qualche nuovo “Masaniello” le cavalchi violentemente, come già avvenuto in un recente passato di piombo.
Al di là di ogni possibile critica nel merito, quello che specialmente colpisce nel programma per le celebrazioni del 150˚anniversario dell’Unità d’Italia approntate a suo tempo dal governo Prodi e poi fatto proprio dal governo Berlusconi, è l’assoluta casualità delle opere progettate — là un aeroporto, là un parco, qui un auditorium, da un’altra parte un palazzo del cinema — cioè la mancanza di un qualunque nesso, di qualunque concetto unitario inteso a dare un significato all’insieme. La mancanza, in altre parole, di quella cosa che si chiama cultura.
Cultura è una parola da adoperare sempre con estrema cautela, dal momento che tra il pronunciarla e sciacquarsene con sussiego la bocca ce ne corre pochissimo. Ma in questo caso è proprio la parola giusta: se in quel progetto, infatti, manca un’idea, e dunque manca l’anima, è perché vi manca un punto di vista, e cioè vi manca la cultura che è l’unica che in certe materie ne può fornire uno: in questo caso, un punto di vista sull’Italia e sulla sua vicenda storica.
Ad un qualsiasi rapporto tra la politica e la cultura il nostro Paese sembra aver rinunciato ormai da molto tempo. Vi hanno rinunciato con spensieratezza innanzitutto i partiti nuovi della cosiddetta Seconda Repubblica. Nessuno di loro mantiene più un centro studi, una rivista di qualche spessore, una fondazione, una casa editrice, uno straccio di istituzione culturale propria. Alcune di queste cose esistono, semmai, come emanazioni dirette di questo o quel leader, ma fin troppo strumentale ne risulta allora lo scopo: e cioè farsi una sorta di corrente personale, costruirsi una sede dove radunare il proprio seguito ristretto, e, usando quindi il tutto per cercare di assumere una caratura politica, darsi un’aria di pensoso statista, e partecipare con un apposito convegno ogni sei mesi, allo stucchevole dibattito che ci delizia da qualche lustro su «le riforme», «il federalismo», «la legge elettorale» o qualche altro appassionante argomento del genere.
Con la Prima Repubblica le cose andavano in modo diverso: si pensi a cosa rappresentarono in quegli anni l’Istituto Gramsci, una rivista come Mondoperaio, edizioni come quella delle Cinque lune o dell’Avanti!. Ma il forte rapporto allora esistente tra i vari partiti e la cultura (che inevitabilmente era spesso — ma non sempre! — una cultura in senso lato «di partito») non basta a mascherare il dato che oggi ci appare più importante. Cioè che per tutti quei decenni il Paese e i governi che lo rappresentavano si astennero scrupolosamente, tuttavia, dal pensare che la dimensione della nazione e la sua vicenda storico-culturale meritassero di divenire oggetto di qualsivoglia tematizzazione generale, di qualunque raffigurazione o progetto complessivi, di qualunque uso collettivo di cui potesse e dovesse farsi carico l’autorità pubblica. Ossessionati allora e sempre dal fantasma del fascismo e del suo Minculpop, decidemmo —in un Paese come l’Italia!— che politica e cultura non dovessero avere nulla a che fare.
Vale a dire che alla politica italiana non dovesse in alcun modo riguardare la sostanza più vera e profonda della nostra identità storica, e che perciò mai al governo, a qualunque governo, dovesse venire in mente, per carità, di pensare a una politica culturale, di proporre all’interno e all’estero un’idea dell’Italia, di organizzare intorno a tale idea l’attività delle sue amministrazioni.
La sola dimensione che ci siamo permessi, allora e poi, è stata quella frigidamente conservativo- museale. La cultura concepita non già come un che di vivo e attuale, bensì come un insieme di «beni culturali», da affidare ad apposito dicastero ad essi intitolato. La cultura insomma ridotta a catalogo: peraltro anche questa dimensione assai malamente esperita, non solo per ragioni finanziarie ma perché senza un’idea animatrice, senza qualcosa che porti la vita di oggi nelle reliquie di ieri, qualunque passato, qualunque storia, sono prima o poi destinati a deperire e a dissolversi. A differenza di molti altri continuiamo dunque a non avere alcun ministero della Cultura, a non avere cioè alcun autorevole centro propulsivo di iniziative, di idee e di progetti che dicano realmente qualcosa su di noi tanto agli italiani che agli stranieri che s’interessano di noi. E così la Treccani è ormai solo l’ombra di se stessa, i Lincei, la Crusca, le grandi Biblioteche nazionali, le Accademie di arte drammatica e di cinematografia, nel caso migliore languono ma tutte hanno smarrito ogni autentico senso di se stesse e si muovono nella più totale indifferenza dell’esecutivo. Così come languono le due o tre istituzioni culturali che si rivolgono all’estero: la Dante Alighieri, la quale cerca disperatamente di darsi una nuova veste, o gli Istituti italiani di cultura (di cui almeno una metà inutili) a cui il ministero degli Esteri riserva da sempre la parte di mal tollerate Cenerentole. Lo Stato e la politica sembrano aver deciso, insomma, che nel campo della cultura tutto in Italia debba lentamente appassire tra micragna, grigiore burocratico, e un po’ di sottogoverno che non fa mai male. E viene da pensare che se le cose stanno così, allora è assolutamente giusto che il 150˚anniversario dell’Unità sia celebrato, come siamo stati costretti a leggere, anche con la «delocalizzazione del campo di calcio» del comune di Isernia. Al resto, tanto, ci penserà la televisione.
Ernesto Galli Della Loggia

Siamo abituati a pensare alla produzione di energia elettrica come a qualcosa di strano e distante, grosse centrali fumanti o complicate centrali nucleari che qualcuno vuole prepotentemente fare tornare di moda, un po’ come i pantaloni a zampa di elefante, ma molto più pericolose.
Ci sono invece idee semplici che sviluppate correttamente portano a soluzioni che definire geniali è poco e portano il lettore medio a pensare “ma perché non ci siamo arrivati prima?”: è il caso del KiteGen, che nonostante il nome è un’idea tutta italiana, anzi chierese.
Tutti abbiamo già visto volare o fatto volare degli aquiloni, e qualcuno di noi saprà che aquiloni di grosse dimensioni devono essere maneggiati da professionisti, in quanto una volta giunti ad una certa altezza possono imbrigliare venti talmente forti da sollevare una persona.
Questo ha portato ad utilizzare gli aquiloni al posto della vela del windsurf, originando la spettacolare pratica sportiva del KiteSurfing, ammirando la quale l’ing. Massimo Ippolito ha formulato l’ipotesi che aquiloni di dimensioni adeguate, collegati ad una “ruota” orizzontale potessero sfruttare i venti permanenti di alta quota presenti in tutto il mondo per produrre energia elettrica in modo continuativo.
Dopo una serie di studi e di prove sempre più incoraggianti, a settembre entrerà in funzione il primo prototipo produttivo del KiteGen, chiamato STEM che, in versione ridotta rispetto al potenziale degli impianti produrrà 3 MegaWatt di energia elettrica, mentre un impianto “completo” può produrre fino ad 1 GigaWatt di potenza.
Siamo quindi nell’ordine di potenza di una centrale nucleare, ma il KiteGen non ha bisogno di combustibile radioattivo e non produce scorie da immagazzinare per secoli con altissimi rischi, la poca energia di cui necessita serve per portare in quota l’aquilone, dopo di che può operare per oltre 5000 ore all’anno.
Il tutto utilizzando poco più di un chilometro quadrato per ogni turbina dell’impianto KiteGen, un progetto che si sta rivelando essere ben più di una promessa o un disegno, ma che potrebbe diventare una concreta e produttiva realtà.
Il progetto può portare l’Italia ad essere una nazione all’avanguardia nella produzione di energia elettrica economicamente conveniente ed affrancarla in modo sostanziale dall’uso del petrolio e altre fonti energetiche inquinanti e non rinnovabili.
Alessandro Piovano
Fonti per approfondimenti: